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Storia

Storia

La storia di questo castello ha origine intorno nell’anno 1000 quando viene edificato, molto probabilmente, allo scopo di vigilare i terreni antistanti il fiume Tagliamento, dove, ai tempi, era presente un approdo per le imbarcazioni al fine di scaricare merci che venivano poi stoccate all’interno della fortezza.

Durante i secoli è stato oggetto di diverse modifiche strutturali ed ha cambiato proprietà numerose volte. Tra la fine dell’XI ed il principio del XII secolo, poiché i patriarchi di Aquileia volevano popolare le loro terre che ormai si estendevano fino alla Carinzia ed alla Stiria Inferiore, cominciarono a scendere dai paesi tedeschi e slavi numerosi cadetti delle famiglie nobili tagliate fuori dalle successioni in cerca di un futuro migliore. Tra questi c’era Wolftrigel, primo signore della Pieve di Cosa, probabilmente originario di Latschach vicino a Villacco, “assunto” al seguito del patriarca di Aquileia Pellegrino di Pao.

Questa famiglia era legata principalmente ai signori di Gorizia per i quali svolgeva il ruolo di “dapifero” ovvero addetto all’organizzazione e alla sorveglianza del vettovagliamento del conte quando questi era costretto, per il suo ruolo, fuori dalla propria sede.
Il feudo, dato in concessione a Wolftrigel, era costituito inizialmente solo dalla pieve di Cosa ma, nel tempo, la concessione si ampliò giungendo a nord, fino a Spilimbergo e, a sud, sino a Sbrojavacca (località che si trovava nell’attuale pordenonese). Diventò così un territorio molto ampio da far diventare la famiglia dei “da Cosa” tra i maggiori feudatari friulani.
Al susseguirsi delle generazioni molti discendenti dei Cosa decisero di cambiare la sede principale della loro pieve spostandosi di volta in volta a Spilimbergo, a Valvasone o a San Giorgio della Richinvelda.

Nel 1188 Wodalrico di Cosa – San Giorgio vide la fine della dinastia dei Cosa: l’unico figlio maschio che gli era nato era sfortunatamente morto senza lasciare eredi e, per evitare lotte di successione, aveva deciso di suddividere il suo feudo tra i più stretti consanguinei: una metà a Wolfrado di Spilimbergo e l’altra metà ad Ulvino ed Ottone di Valvasone. Gli anni successivi hanno visto la proprietà di Cosa passare di anno in mano a diversi nobili friulani.

La struttura, come la vediamo adesso, è frutto di una costruzione del settecento che ha trasformato ciò che ne rimaneva in una villa edificata sui resti del preesistente fortilizio medioevale. Originariamente era costituito da due piani e quattro torri mentre oggi si possono vedere tre piani e tre torri. Questo perché durante la Prima Guerra Mondiale la struttura fu gravemente danneggiata dall’incendio appiccato dagli Asutriaci che, avendo qui tenuto uno dei loro quartier generali e deposito di munizioni, nel momento della ritirata non volevano lasciare nulla al nemico. Tra il 1921 ed il 1925 fu ricostruita dai conti Attimis Maniago che ne cambiarono l’originale destinazione d’uso da casa nobiliare a grande fattoria e magazzino.

Gli Attimis Maniago erano infatti al tempo tra le famiglie nobili più potenti ed influenti in Friuli, con vasti possedimenti terrieri proprio nella zona circostante il Castello di Cosa. Dal 1978 CastelCosa è diventato di proprietà dei Furlan che, nello stesso anno, hanno qui stabilito un’azienda vinicola. La cantina è stata creata tenendo in primo piano l’esigenza di conservare integra la struttura antica dell’edificio e, poiché il castello è soggetto ai vincoli delle belle arti, ogni intervento viene fatto con la massima cura e rispetto.
Ogni zona del castello, oggi, ha una sua destinazione d’uso: il pian terreno è stato quasi interamente occupato dal Museo del Vino, una raccolta di più di 3000 bottiglie di vino provenienti dal Friuli, dall’Italia, dall’Europa e da diverse nazioni del mondo .

All’interno del museo ci sono anche molti oggetti che rivestono valore storico importante: un torchio del 1700, rare e preziose macchine di enologia di fine ‘700. Il percorso all’interno del museo è facilitato e reso leggibile da una serie di pannelli descrittivi che accompagnano il visitatore in un’esperienza che ha per tema il vino declinato in linguaggi diversi: storico, pittorico, letterario e collezionistico. Salendo di un piano attraverso la scalinata esterna (totalmente di costruzione originaria) si giunge alla zona più curata della villa/castello. Dall’ingresso muovendosi sia sulla destra che sulla sinistra si aprono tre grandissimi saloni di cui una parte decorati con tempere su muro realizzate da un pittore friulano, Mario Rabassi, tra il 1989 e il 1991. Le immagini rappresentate hanno uno stretto collegamento con il contesto vinicolo e con la storia del castello.

Infatti sono presenti tutti gli stemmi delle città e delle famiglie legate alla storia del castello assieme a immagini allegoriche riguardanti l’uva e il vino. Nell’ingresso principale l’artista ha dipinto il ciclo della vita dell’uomo secondo la sua concezione della vita da cristiano praticante. Ha anche voluto rendere onore alla struttura contestualizzandola in epoca rinascimentale (vedasi i costumi dei personaggi ritratti). Il terzo piano è collegato da una scala interna alla villa: si tratta di uno stanzone unico, lungo quanto la base dell’edificio in cui sono tuttora presenti le vecchie travi in legno del tetto.

La villa/castello è attorniata da un parco con alberi secolari quasi totalmente chiuso dalle mura merlate. Con la morte del proprietario nel 2014, gli eredi hanno chiuso la cantina e l’azienda vinicola e hanno investito per destinare la villa a eventi sfruttando l’ottima ricettività della struttura in tutte le stagioni dell’anno.